Negli ultimi 20 anni la sopravvivenza dei pazienti è pressoché raddoppiata, e, non considerando la mortalità per altre cause, è attualmente del 91% a 5 anni dalla diagnosi.

 

Si stima siano presenti in Italia circa 398.000 persone con diagnosi di tumore prostatico. Il cancro alla prostata in fase iniziale non presenta una sintomatologia specifica, in generale i sintomi avvertiti sono equiparabili a quelli dell’iperplasia prostatica benigna:

 

  • Un indebolimento nel getto delle urine

  • Uno stimolo frequente a urinare, sia nelle ore diurne che notturne

  • Un possibile dolore in fase di minzione

  • Eventuale presenza di sangue nelle urine

 

I primi sintomi compaiono solo se la neoplasia è abbastanza voluminosa da esercitare pressione o infiltrazione degli organi vicini . È difficile quindi che siano presenti se la malattia è in stadio iniziale e di piccole dimensioni. Il tumore cresce spesso lentamente: per tale motivo i sintomi possono rimanere assenti per molti anni.Le cause del cancro alla prostata rimangono ad oggi ancora sconosciute ma si possono individuare però alcuni fattori di rischio che aumentano le possibilità di ammalarsi, anche se non sono direttamente responsabili dell’insorgenza della patologia.

È provato come alcuni fattori dietetici e comportamentali, oltre all’età, possano essere associati alla malattia:
 

- alimentazione, una dieta ricca di grassi, soprattutto saturi come fritti e insaccati e l’eccessivo consumo di carne rossa e latticini (quindi anche di calcio), aumenterebbero l’incidenza. La dieta vegetariana sembra invece svolgere un’azione protettiva. Andrebbero privilegiati in particolare gli ortaggi gialli e verdi, l’olio d’oliva e la frutta. - sedentarietà;

 

- sostanze chimiche, come cadmio, alcuni fertilizzanti e coloranti;

- alti livelli di androgeni nel sangue;

- fattori ereditari, anche se in una minoranza dei casi (<15%), gli uomini con un parente stretto (padre, zio o fratello) con questo cancro presentano, infatti, un maggiore rischio di ammalarsi (soprattutto se la neoplasia è stata diagnosticata a più di un familiare, prima di 65 anni). È bene quindi che in presenza di familiarità si compiano controlli già a partire dai 40-45 anni.

 

A seconda delle classi di rischio esistono diversi approcci terapeutici e osservazionali per il cancro alla prostata.

Si può ricorrere all’intervento chirurgico rimuovendo a seconda dei casi la prostata e le vescicole seminali. In alternativa, si può optare per la radioterapia che utilizza radiazioni ionizzanti ad alta energia per distruggere le cellule tumorali, cercando al tempo stesso di salvaguardare i tessuti e gli organi sani circostanti. La brachiterapia è una forma di radioterapia che consiste nel posizionamento di piccole sorgenti radioattive direttamente all’interno della prostata. La procedura viene eseguita in anestesia epidurale o generale.

 

La sorveglianza attiva è un atteggiamento di osservazione proposto ad alcuni selezionati pazienti in classe di rischio molto bassa e bassa in alternativa ai trattamenti radicali standard (chirurgia, radioterapia e brachiterapia). consiste in un programma di controlli clinici e strumentali (in genere PSA, biopsia prostatica ed esami di imaging tra cui ecografia prostatica transrettale e Risonanza Magnetica multiparametrica) che permette di dilazionare il trattamento attivo e quindi i relativi effetti collaterali al momento della modifica delle caratteristiche iniziali della malattia.

 

La vigile attesa è atteggiamento osservazionale proposto a solitamente ai pazienti affetti anche da altre malattie importanti o con un’aspettativa di vita inferiore a 10 anni, indipendentemente dalle caratteristiche del tumore; consiste in controlli a intervalli per lo più semestrali mediante test del PSA e visita urologica con esplorazione rettale, mentre la ripetizione della biopsia non è indicata. Si avvia una terapia antitumorale (generalmente di tipo ormonale) solo se compaiono sintomi e disturbi.

 

L’ormonoterapia consiste nell’abbassare il livello di testosterone che è l’ormone maschile che influisce sulla crescita del cancro della prostata. Può essere utilizzata da sola o in associazione ad altri approcci terapeutici quali la radioterapia e la brachiterapia e serve per controllare la malattia in stadio avanzato o metastatico (dopo chirurgia, radioterapia o brachiterapia) se il livello di PSA continua ad aumentare; a prevenire la ripresa della malattia se i linfonodi risultano invasi dalle cellule tumorali o in combinazione con la radioterapia a fasci esterni nei tumori a rischio intermedio e alto; a ridurre il volume della prostata e favorire, quindi, la brachiterapia.

 

Chemioterapia è utilizzata nel caso in cui la terapia ormonale di prima linea non risulti più efficace la neoplasia diventa “resistente alla castrazione”. Nella maggior parte dei casi il tumore che è ancora ormonosensibile, riesce a crescere anche in assenza di testosterone circolante perché produce da sé il testosterone necessario.

 

Fino a qualche anno fa, l’unico chemioterapico registrato negli USA e in Europa era il mitoxantrone, somministrato in combinazione con piccole dosi di cortisone. In alternativa, veniva utilizzato un altro farmaco: l’estramustina. Il cancro della prostata è stato, quindi, per molto tempo considerato difficilmente trattabile con la chemioterapia.. La situazione si è modificata grazie agli studi condotti utilizzando, docetaxel, oggi riconosciuto a livello internazionale come la terapia standard di prima linea nel carcinoma della prostata, refrattario ai trattamenti ormonali di prima linea. Più recentemente è stata introdotta un'ulteriore chemioterapia di salvataggio appartenente alla famiglia dei taxani (cabazitaxel), in caso di ripresa di malattia dopo docetaxel.

 

Nuovi farmaci:recentemente sono state introdotte altre nuove terapie di tipo ormonale: un potente nibitore enzimatico (abiraterone) che blocca la produzione di testosterone da parte del tumore e un nuovo anti-androgeno di ultima generazione (enzalutamide) che blocca il “sentiero” dei recettori per gli androgeni, non solo sulla superficie della cellula, ma fino al loro ingresso nel nucleo e nel DNA. Entrambi sono disponibili in Italia e possono essere utilizzati sia prima che dopo docetaxel. Inoltre è da pochi mesi disponibile un nuovo farmaco per pazienti con metastasi osee, il Radium 223, sostanza radioattiva che viene iniettata nel sangue (radioterapia metabolica) e va a legarsi alle cellule tumorali ossee causandone la distruzione.

Tumore alla prostata

Questo fenomeno, più che per la presenza di un aumento di fattori di rischio, è stato determinato dalla maggiore probabilità di diagnosticare la malattia.

Il tumore della prostata rappresenta circa il 20% di tutti i tumori diagnosticati a partire dai 50 anni di età.. L’incidenza della malattia ha mostrato negli ultimi anni una sostanziale stabilità, dopo la crescita registrata tra il 1998 e il 2003, causato dalla maggiore diffusione del test del PSA.

IL TUMORE ALLA PROSTATA

QUESTA PATOLOGIA TUMORALE E' DIVENTATA NEGLI ULTIMI ANNI UNA DELLE FORME PIU' DIFFUSE NELLA POPOLAZIONE MASCHILE DEI PAESI OCCIDENTALI

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